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Nuova luce sull’Epilessia del lobo temporale

Condotto da ricercatori dei Dipartimenti di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze e di Scienze della Vita dell’Università di Modena e Reggio Emilia, un recente studio dedicato all’analisi della concentrazione del progesterone e di suoi derivati anticonvulsivanti getta nuova luce sulla forma più diffusa di epilessia, quella del lobo temporale, aprendo la strada a nuove terapie mirate.

Il progesterone, un derivato del colesterolo naturalmente presente nell’organismo, è un intermediario per la biosintesi di ormoni steroidei importanti per la vita sessuale, ma anche di composti in grado di modulare l’eccitabilità neuronale nel cervello, definiti neurosteroidi. I ricercatori coinvolti – prof. Giuseppe Biagini e d.sse Chiara Lucchi, Cecilia Rustichelli e Anna Maria Costa (assegnista di ricerca per la FM) – sono giunti a questa conclusione studiando le concentrazioni dei neurosteroidi nel cervello di roditori affetti da crisi epilettiche ricorrenti, simili a quelle che si riscontrano in pazienti colpiti dell’epilessia del lobo temporale.

Tali molecole sono state direttamente misurate nella corteccia cerebrale e nell’ippocampo. I risultati ottenuti hanno evidenziato una riduzione significativa di allopregnanolone e pregnanolone solo in ippocampo, confermando il ruolo cruciale di quest’area nell’insorgenza delle crisi epilettiche tipiche del lobo temporale. «In particolare, il tessuto cerebrale» spiega il prof. Biagini «produce regolarmente vari neurosteroidi a partire dal colesterolo per modificazione sequenziale del progesterone. Tra i neurosteroidi prodotti, allopregnanolone e pregnanolone hanno la capacità di ridurre gli stati d’ansia, migliorare il tono dell’umore, nonché di contrastare l’insorgenza e la ricorrenza di crisi epilettiche».

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Neuroendocrinology, fornisce dunque nuovi elementi utili alla comprensione dei meccanismi responsabili delle difficoltà del trattamento farmacologico dell’epilessia del lobo temporale. In prospettiva, i risultati indicano che l’impiego di farmaci in grado stimolare la sintesi o di sopperire alla riduzione dei neurosteroidi allopregnanolone e pregnanolone potrebbe costituire una alternativa innovativa per curare tale forma di epilessia, incluse le frequenti comorbidità come gli stati d’ansia e la depressione.

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